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Sfruttando gli anfratti naturali, prima in maniera episodica, poi sempre più sistematica, l’uomo si insinua all'interno del banco calcarenitico giungendo a plasmare dall'’interno le grotte stesse dando loro le forme più consone in base alle destinazioni d’uso prescelte.




Questo lavorio ottenuto “per via di levare” viene svolto prevalentemente all'’interno, li dove, nel caso di edifici adibiti al culto, la corrispondenza degli elementi artistico-architettonici caratterizzanti la tipologia edilizia è rispettata, non solo nei confronti dei primi bensì, con puro senso ornamentale, anche per gli altri che in questo caso non rivestono carattere architettonico.


Contrapposto al lavoro di scultura degli interni, all’'esterno si procede “per via di porre”, sia nel caso più semplice, tompagnando l’apertura naturale della cavità che, in quello più complesso, elevando veri e propri corpi di fabbrica esterni. E’ la commistione di queste due tecniche edilizie che fa di Matera uno scenario fuori dal comune sia in senso architettonico che paesaggistico.



Il sito è stato riconosciuto di interesse mondiale date le caratteristiche geo-morfologiche del suo territorio in cui ancora oggi sopravvivono tracce materiali delle capacità tecniche dell’uomo che nel corso dei millenni ha adattato il banco calcarenitico alle sue esigenze.




TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Nei secoli IX-X, all'’epoca della “seconda ellenizzazione dell’Italia meridionale e della seconda stagione dell’'eremitismo”, Matera, già contesa da Bizantini, Longobardi e Saraceni, e già logorata, nel suo tessuto sociale, da battaglie, saccheggi e assedi, assistette all'’insediamento delle comunità monastiche,  provenienti dalla Siria dalla Palestina, dalla Cappadocia e dalla Sicilia musulmana,nelle grotte che sorgevano nella foresta, a ridosso della città. La Basilicata, in generale, e Matera, in particolare, non furono, così, innovate, nel loro abituale sistema di costruzione, dalla legge severa dell’'eremitismo, che rinvenne nel territorio lucano la normalità di un insediamento del tutto consono alle proprie esigenze spirituali. 



Le chiese rupestri vennero, in molti casi, affrescate con le immagini sacre del Cristo, della Vergine, dei Santi, degli Apostoli, e, più raramente, con scene tratte dalla Bibbia o da importanti avvenimenti del tempo. Data la simultanea appartenenza della Basilicata, nei secoli VII-X, a due diversi e contrapposti poli di lotta politico-religiosa, le chiese rupestri furono, artisticamente parlando, il portato di due diverse culture: la greca e la latina. La greca, facente capo ai “catapani” bizantini, sempre protesi nell'’utopica velleità di rinnovare lo spirito giustinianeo dell’Impero, in continua lotta con il vescovo di Roma, la latina legata, con i principi longobardi, alla spiritualità romana dell’operante azione benedettina.


Gli ordini religiosi, quello orientale e quello occidentale, Benedettino, divennero i canali attraverso cui bizantini e longobardi esercitarono il loro potere. La civiltà greca affiancò, la latina. Alcuni aspetti della cultura greca, quali il culto, la liturgia, la gerarchia ecclesiastica influenzarono la vita e le abitudini della popolazione indigena, ma non provocarono mai un radicale e profondo cambiamento del loro carattere, che rimase latino.

Latina la lingua, longobardo il diritto, “romano” il clero. Le influenze della civiltà bizantina non giunsero tanto nel profondo delle coscienze da trasformarle completamente, ma vennero assorbite dal sostrato preesistente, contribuendo a rendere più ricca di contenuto la civiltà del Mezzogiorno d’Italia latino, successivamente vivificata dai Normanni. Questi ultimi, adottando una politica di tolleranza, agirono, nel corso dell’XI secolo, da catalizzatore tra le due culture e si posero come i diretti e legittimi continuatori della civiltà occidentale.

Numerosissimi gli affreschi che ornano le oltre 150 chiese rupestri presenti nel territorio materano. Differenti per stile ed epoca accompagnano il visitatore nell’excursus storico-artistico della città e della regione. 

Unicum nel panorama artistico della pittura parietale rupestre in cui la contrapposizione tra il dipingere liberamente un’ampia parete ed il ripetere tipizzati gruppi iconografici nelle nicchie absidali trova, tuttavia, l’amalgama stilistico in un’identica forza espressiva e nel continuo ricamo floreale che avvolge e sostiene le singole figurazioni. L’intero ciclo di affreschi denuncia una chiara mano latina, per il semplice linearismo di sapore provinciale. 



Le figure, siano esse nude, come Adamo ed Eva, o vestite con abiti ricercati e sontuosi, quali quelli della Vergine, dei Santi e degli Arcangeli, sono caratterizzate, a detta di De’Maffei, da un elementare grafismo che, concentrandosi prevalentemente sulle sagome delle figure, lascia al colore, morbido e vellutato, il compito di plasmare le forme.



Più svolto in senso moderno, orientato in direzione umbro-duccesca, è il frescante che dipinge l’abside della chiesa di santa Maria della Valle; pittore ormai trecentesco ma non così avanti nel secolo.







LE CROCI

Uno dei maggiori segni universali polisemici serviva a ritmare la vita quotidiana,   sottolineando espressioni emotive e stati d’animo.

Elemento che non mancava mai nelle pratiche terapeutiche, praticato generalmente con le dita sulla zona cutanea corrispondente al dolore. Il segno della croce si accompagnava anche alle formule scongiuratorie. Il sacro ed il profano si ritrovano misticamente fusi nel momento in cui si invoca la vittoria del Bene sul Male.



NECROPOLI 

Nell'’intricato tessuto urbano dei Sassi, la città storica ed i resti di quella archeologica coesistono all'’interno dello stesso spazio. “[...…] si vedono sedere le chiese sopra le case, e quelle pendono sotto a queste, confondendo i vivi e i morti la stanza. I lumi notturni li fanno parere un cielo disteso e stellato.” Da Regno di Napoli in prospettiva  di Giovan Battista Pacichelli 1703


CATTEDRALE

Nel 1270 vengono a compimento i lavori della Cattedrale eretta sul luogo dove sorgeva un monastero benedettino intitolato a Sant'’Eustachio. La costruzione posta al culmine della “Civita”, la città alta, si colloca come il suggello dell’espansione urbanistica della città, che proprio nel corso del Duecento viene ad assumere l’aspetto che manterrà per secoli.

La cattedrale ha un impianto ancora romanico, con facciata a capanna e un motivo di arcate cieche sulla facciata stessa e sulle fiancate, in cui, secondo il  logocentrismo medioevale è espresso, attraverso la “Formosa Deformitas”, il concetto di lotta tra il bene ed il male.

PORTALE DEI LEONI

Non è il portale principale della Cattedrale ma indubbiamente il più importante dal punto di vista decorativo. La sua ricca ornamentazione lo ha reso protagonista di molte dissertazioni tecniche tra i medievalisti interessati al gotico meridionale.








S. GIOVANNI BATTISTA

Le origini della chiesa di S. Giovanni Battista, già Santa Maria  Nova ai Foggiali o S. M. delle Nove, sono legate alle nove penitenti provenienti dalla comunità monastica di Accon, condotte a Matera nel XIII secolo dal Vescovo Andrea. Accanto alla chiesa vi è il convento, anch’'esso risalente al 1233.

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Abbandonata nel 1480 poiché esposta a scorrerie, la chiesa venne ripristinata nel 1695 assumendo in questa circostanza il titolo di S. Giovanni Battista. Nel 1793 furono apportate delle modifiche in seguito al crollo delle tre cupole in asse, fu in questo momento che si procedette al rafforzamento del prospetto laterale attraverso la giustapposizione di una muratura di contrafforte.








LA CITTÀ DEL PIANO

L’incontro della città dei sassi con quella del  piano si è reso più evidente dopo i lavori di risistemazione di Piazza Vittorio Veneto compiuti nell'’ultimo decennio del secolo scorso. In tale occasione sono stati rinvenuti i Palombari comunali, una torre aragonese e tutta una serie di locali ipogei oggi resi fruibili. Grazie alla scelta progettuale, che con ampi tagli e aperture mette in relazione l’ultima parte dei sassi con la città del piano, centro borghese e commerciale dal quindicesimo secolo alla prima metà del ventesimo, risulta molto evidente la connessione e l’interazione tra i due livelli della città.



Seguendo la direttrice che da Piazzetta Pascoli, attraverso Via Ridola conduce in Via Del Corso e da questa in Piazza Vittorio Veneto, da cui si può continuare in direzione Via XX Settembre per ricongiungersi a Via Santa Cesarea, si percorre la prima parte della città del piano che costeggia la zona più alta dei Rioni Sassi. Questa è la parte della città che, sviluppatasi in epoca moderna, scandisce il cammino del visitatore attraverso tutta una serie di evidenze artistico-architettoniche che coprono un arco temporale dal 1500 al 1700, a cui si aggiunge una seconda ghiera di architetture edificate all’inizio dell’epoca contemporanea.




S. FRANCESCO D'ASSISI

La chiesa di San Francesco d’Assisi con la sua facciata settecentesca sorge sulla cripta intitolata ai SS. Pietro e Paolo. Qui si conserva, tra gli altri, un affresco che trae sicuramente spunto da un episodio di cronaca del tempo. Un personaggio aureolato, seduto in trono, con il pastorale a tau nella mano sinistra, appare nell’'atto di benedire. Il volto è contrassegnato da alcune ombreggiature rossastre. Accanto a questa figura in cattedra un altro personaggio, in piedi, è ritratto in atto di devoto omaggio. All'’estremità destra dell’affresco appare una Madonna orante e sul fondo azzurro si stagliano due edifici gialli, collegati da un festone verde pastello. Dal dibattito tra gli studiosi è emerso che “il personaggio in cattedra non è un papa ma un vescovo, santo e per giunta greco a giudicare dal pastorale a tau,  così come il prelato che gli rende omaggio,con mitra ortodossa”. Oggi si tende a collocare il dipinto nel XIII  secolo facendolo direttamente derivare dalla koiné culturale creatasi a seguito dell’avvento delle Crociate individuando nel pittore della Visita materana, autore tra l’altro del San Vincenzo e dei due angeli turiferari, un frescante di “estrazione locale: corsivo, estemporaneo e disattento al dettato iconografico”. 

CASA GROTTA

Peculiare di questi luoghi l’uso di dimorare in grotta.

Ciò accadde in tempi a noi molto vicini; risalgono infatti agli anni compresi tra il 1950 e la seconda metà dei sessanta, tutta una serie di Leggi Speciali emanate dallo Stato italiano, volte a “risanare” le condizioni di vita del popolo materano. Fu da questo momento che i cittadini di Matera riuscirono a lasciare le abitazioni ipogee nelle quali avevano spesso convissuto con i propri animali.

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Uno di questi ambienti merita senz’'altro di essere visitato, in quanto testimone di un passato a noi prossimo dal punto di vista temporale ma ormai così remoto per quanto riguarda quello sociale.

 



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